La storia di un uomo
mi ammala
dentro, fuori,
non so perché
così condizionante
qualcosa
solo chiacchiere
dovrebbe ferirmi tanto.

Sono ferito
sono spaventato
voglio vivere
voglio morire
non so
da che parte girarmi
nel Vuoto
e quando
dare
un taglio

Continue Reading »

9233_1259202320627_1246720190_30780706_2886106_n

Questa sensazione di disparità  tra ciò che ho dato e ciò che ho ricevuto, questa sensazione di aver tenuto un coltello dalla parte della lama, è l’amore come lo conosco io, ed è una vita che lo cerco e lo sfuggo. E c’è una parte di me che si aspettava forse di chiudere il bilancio in pari, addirittura in attivo, e si lamenta come un vecchio avido che ancora sul letto di morte pensa al tempo, alle risorse, alle forze, ai quattrini dilapidati. Ma c’è un’altra parte di me che ha fatto tutto ciò che era in suo potere per amare al presente, e quella parte lo sa, vivere è stato meglio di sognare.

[17/09/09, in prossimità della Groenlandia, temperatura esterna – 50°, vento contrario 105 km/h, altitudine 10361 m, orario d'arrivo stimato 09:15 am]

 

A Berlino le tracce della storia- immagini dalla città nel ventennale della caduta del Muro di Berlino. Così si chiama la mostra fotografica di Ursula Swoboda, presidente dell’istituto di cultura italo-tedesca/Goethe Zentrum cittadino, inaugurata ieri 07/10/09 nella chiesa di San Giorgetto in piazza Sant’Anastasia, a Verona.

Continue Reading »

immagine-009

Le luci dietro le tende degli alveari milanesi
Sono un dolore che mi sembra
di tutti adesso che si accendono
e io le guardo da questa finestra
di un cortile interno.
Questo rintanarsi dell’essere umano
L’ho sempre detestato,
io inadeguato pronto ad adeguarmi sempre,
conoscere, conoscere, il tuo cuore vuole conoscere,
mi dico pensando di riuscire
così a sfuggire allo stato di separatezza,
a vivere il mio sogno di comunione
con il mondo.
Eppure questa sera mi spinge questo sogno
Dalla finestra al divano, a dialogare
con me stesso, la soluzione ludica
individuale, quanto amore sprecato,
non rallegra alcuna donna, serve all’omeostasi
dell’equilibrio mentale, serve per non consegnarsi
alla violenza dell’istinto.
Mi dico che è Milano,
che è la ferocia di un milione e mezzo
di persone, il gas di scarico delle relazioni
umane crea la necessità della privacy,
ma non è solo questo, sono io,
la mia è la tristezza di chi prova
Ma non trova fuori di sé soddisfazione
ai desideri, del sogno interiore
che proprio perché è dentro
E non trova via di comunicarsi fuori
mi ferisce.
Vorrei che questo sogno morisse.
Vorrei coltivare l’apatia, vorrei guarire,
o meglio, ammalarmi come questa città
che allegramente di solitudine ammattisce.

[Milano 31/01/09]

YYYX 013

Anche a Verona, una volta, c’era un cinema porno. Si chiamava Astro ed era in via XX Settembre. Lo notavo sempre dal finestrino dell’autobus dell’APT che da San Bonifacio porta gli studenti ai vari istituti scolastici. Era quattordici anni fa, avevo sedici anni, e gli autobus extracittadini potevano ancora passare sotto gli archi di porta Vescovo, che oggi è chiusa e per andare in centro se arrivi da Vicenza bisogna fare un altro giro. Hanno chiuso anche il cinema Astro. L’hanno rimpiazzato con una sala bingo, ma non è andata, e il locale è sfitto. Ci passo davanti ogni giorno: una grata chiude l’ingresso, sulle vetrine impolverate ci sono gli adesivi con scritto bingo e su uno degli stipiti è attaccato l’adesivo di un’agenzia di vigilanza, come se qualcuno sorvegliasse ancora questo localaccio in attesa di riqualificazione.

Continue Reading »

YYYX 012

Ruwandese di nascita e italiano di adozione, sedicente amatore delle donne, mi racconta la storia della famiglia italiana che ha adottato due bambini ruwandesi, uno di etnia Tutsi, l’altro Hutu, per vedere quale sarebbe poi la differenza. Ne è uscito che il bambino Tutsi è diventato un mascalzone ubriacone scostumato che in casa non muoveva un dito, mentre il bambino Hutu è cresciuto morigerato, servizievole con una particolare propensione a lavare i piatti. Però,  a studiare, il più bravo era il bambino Tutsi

New York 210

Questo mio oscillare d’umore

equilibrista sul filo

della paura di cadere

e la certezza che sono ancora in piedi

sebbene ridotto

a essenziale

ho paura

ho fame

voglio essere amato

voglio essere capito

senza sottomettermi alle regole

del gioco di Varet St., Brooklyn, le bodegas

le cafeterias e i loft, fiori spuntati tra i magazzini

perché stendo una mano con delle monete

aspettandomi amore amicizia complicità

e ottengo in cambio un coffee to go?

[Brooklyn, Varet st, 04/09/09]

9233_1259196840490_1246720190_30780597_5847496_n

Seduto su una panchina sulla promenade di Brooklyn Heights, a sinistra la statua della libertà, un traghetto sta per attraccare ad un pier, acqua incendiata al tramonto, di fronte i grattacieli del downtown, riconosco il Chrysler e l’Empire, ma forse mi sbaglio, lo skyline di questa parte della città ha nomi precisi, conosciuti dalla ragazza seduta vicino a me che un momento fa litigava al telefono con qualcuno, senza degnare di uno sguardo la potente e arrogante Manhattan. Anche lei é Manhattan e non ha bisogno di guardarsi allo specchio per sapere chi é, anzi, proprio il fatto che di fronte a tanta bellezza lei puo’ litigare al telefono é lo scarto tra lei e me . Questa visione del cuore dell’occidente mi illumina e mi educa. I miei desideri e i miei sogni mi hanno portato qui prima di conoscere come stridono i gabbiani sopra l’East River o sferragliano le gru sulla banchina sottostante, e zoppica il treno espresso a intervalli regolari sulle giunture dei binari, le ondate incessanti del traffico regolate dai semafori e il fiammeggiare del sole che ormai tocca il NewJersey e accende le vetrate dei grattacieli e le corde dell’Arpa d’Acciaio. E adesso che so tutto questo, ho bisogno di staccarmi, di lasciare questo posto, per rendermene conto

[Brooklyn Heights 03/09/09]

sub1a

Ciao mamma, vado a New York.

Otto Von Bismarck

Tra le sue tante stranezze, una in particolare è alquanto insolita e bizzarra: pare che, quando andava in visita a casa di un amico, fosse solito annunciare il suo arrivo sparando un colpo di pistola al soffitto dell’ingresso

[Wikipedia].

Pagina Successiva »