È appena stata al Festival di Venezia dove ha presentato un corto su quella che lei chiama la Dottrina Dello Shock, Naomi Klein, giornalista canadese, autrice del famoso No Logo.

Sostanzialmente, con questa espressione la Klein intende l’applicazione dell’elettroshock al capitalismo.

È una teoria che sa molto di psicologismo di massa americano, e offre il fianco a molte critiche; ciò nonostante ha una sua pratica credibilità: pensiamo alla strategia della criminalizzazione in atto ora in Italia: i maledetti musigialli, i maledetti albanesi, il maledetto Iran atomizzato, i maledetti ubriachi al volante, i maledetti lavavetri, la maledetta sinistra massimalista, i maledetti leghisti.

Inoculare la paura e proporsi come salvatore. Shockare e indurre la popolazione a cercare un leader protettore. La Klein fa l’esempio di Bush all’alba dell’12 Settembre, della Thatcher negli anni’80, dell’Iraq. Ci controllano, attraverso la paura, sostiene la Klein. E questo è effettivamente ciò che abbiamo aiutato gli Stati Uniti a fare in Iraq: abbiamo criminalizzato Saddam, abbiamo costretto gli iracheni a vivere nel terrore, li abbiamo privati della loro dignità. E ci siamo proposti come salvatori. Abbiamo arraffato risorse, abbiamo importato beni. Quella in Iraq è una guerra commerciale.

Ieri sera le parole di questa donna coraggiosa erano particolarmente significative, perché questo discorso si teneva presso il picchetto stabile NO DAL MOLIN (ossia la metà della popolazione vicentina, che protesta contro l’ampliamento della base americana sita in Vicenza, che dice no all’installazione dello Scudo Missilistico Americano). Per capire a fondo il discorso della Klein, basti pensare a questo paradosso: chi protesta contro l’ampliamento della base Dal Molin viene trattato da sovversivo, da facinoroso criminale (io ho visto solo famiglie con bambini alla mano) mentre è chiaro che il vero criminale è chi fa i soldi sull’armamento militare. E chissà quanti ne ha preso lo stato italiano da quello degli Stati Uniti, per ottenere la base Dal Molin.

Il primo passo verso la riappropriazione della libertà individuale è la capacità di resistere allo shock, dice la Klein. Informarsi. Rendersi conto. Non lasciarsi prendere dal panico. Il secondo è organizzarsi, non lasciarsi circoscrivere, condividere con la propria comunità.


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