Il pomeriggio di mercoledì, io e compare Fal l’abbiamo passato a Milano, getting around. Scesi in Centrale, prima fermata al Libraccio vicino a Spazio Oberdan, dove Fal ha beccato credo tre o quattro raccolte di racconti di fantascienza della vecchia scuola e le ha comperate. Un uomo felice. Be’, anch’io comunque ho investito cash in libri. Ho trovato Occidente Per Principianti... autografato dall’autore. Una chicca.

Ok, dal fondo della mia meschina coscienza, una domanda si alza la testa dal fango: ma scusami, non ti vergogni a dire che se puoi compri libri a metà prezzo? L’autore non ci resterà male, se mai dovesse leggere queste righe? L’inflazione affila gli stipendi della classe dei lavoratori.

Il Fal ha lo scazzo che gli è morto il portatile. Me ne ha parlato di fronte ad un piatto di falafel e patatine fritte, all’interno di una kebabberia-rosticceria linda, dalle maioliche bianche infiorettate d’oro e azzurro. Non è il portatile in sé a rodergli, è che aveva progettato, dopo la laurea che avverrà intorno a Febbraio-Marzo, un gratificante viaggietto in Tunisia… che di fronte alla spesa di un nuovo portatile potrebbe diventare meno probabile.
A Porta Garibaldi abbiamo preso la metro, per arrivare in piazza Udine, dove ci aspettava il Bracchetto, nostro ospite. Erano le sei del pomeriggio, il vagone era strapieno di persone. Una bella ragazza leggeva un libro, sostenendosi ad una maniglia. La copertina del libro ritraeva la bocca di una ragazza che succhiava un lollypop, e sotto il titolo “Falli”. Non sono riuscito a vedere bene, perché il gomito di un altro passeggero mi occludeva la visuale. Eccola qua, ho pensato, una nuova classe di donne disinibite che non ha paura di leggere un libro che si chiama “Falli” in metropolitana. Ora tu ti sforzi di non considerarti autorizzato a fissarla, ok? Lo sai benissimo: non perché una donna si veste aggressivamente, significa che voglia essere squadrata. Non perché legge un libro che si chiama “Falli”, significa che vuole essere guardata. Così ho distolto lo sguardo. Siamo arrivati ad una stazione (Gioia? Caiazzo? Centrale?) e altre persone si sono accalcate contro la portiera, tra cui un signore sui sessantacinque –settanta con un cappello pittoresco, che appena è riuscito a mettere piede sul treno, osservando il manipolo di donne e uomini che premevano per entrare, si è messo a gridare: “Fate figli, fate figli, continua a dire il papa. Ma poi tutti questi figli dove li mettiamo? In Vaticano? Viva il socialismo! Abbasso i berlusconi mafiosi, che rovinano i giovani con la droga del calcio e delle discoteche! Viva il socialismo! Viva la società degli onesti!”. Risatine d’approvazione si sono diffuse per il vagone. La gente allungava il collo, mentre le porte si chiudevano. Il vecchio si è sentito autorizzato a continuare: “State attenti giovani! I berlusconi mafiosi vi drogano con il calcio e con la discoteca! Non avete neanche un lavoro fisso e alla mia età non avrete neanche la pensione! Abbasso i berlusconi mafiosi! Viva il socialismo!”. Voce di uno che grida nel deserto. Comunque, poi, grazie a questa nuova ondata di passeggeri, il tizio che mi occludeva la visuale della ragazza si è spostato, così ho scoperto che il libro non si chiamava soltanto “Falli”, come la mia mente aveva immaginato, si chiamava “Falli soffrire”. Eh.
La serata alla Scighera di Milano è stata una figata. La cosa che mi è piaciuta di più è stata poter chicchierare con certe vecchie e (meno vecchie) conoscenze. L’idea di base del MAGAZINES WAR era questa: grazie ad una specie di applausometro, si dovesse stabilire tra quattro racconti da quattro riviste letterarie partecipanti fosse il migliore. Poi è successo questo, che io sono salito sul palcoscenico e ho letto. Cioè, ho partecipato in prima persona al Magazines War. Su invito di Ivano Bariani, abbiamo combattuto spalla a spalla per diffondere il verbo di FaM. Ragazzi, ero emozionantissimo. Anche perché io l’ho saputa questa cosa, poche ore prime. Il testo però era bello, ed è piaciuto alla gente, che ha applaudito. La sfida è finita a tarallucci e vino, ed è stato un bene così. Anche perché i meglio organizzati erano gli Eleanore Rigby, la cui performance prevedeva una lettura da We Can Be Heroes, con tanto di vocalist e sassofonista. E il calore della gente verso di loro era tale che il presentatore, Valerio Millefoglie, tra un passo di moowalk e l’altro, li ha prima esclusi arbitrariamente dalla gara, per poi reintrodurli altrettanto arbitrariamentenella fase successiva. In pratica permettendo che Teo Lorini, per Fernandel, ed io, per FaM, concludessimo la lettura, altrimenti uno dei due sarebbe stato eliminato. Il che è stato un ottimo effetto teatrale. Unico rimpianto, non aver finito di ascoltare il racconto di ‘Tina, che sembrava promettere bene, ma è uscito di scena nel momento in cui la gara non aveva ancora preso la piega ludico-cazzara che l’ha distinta per il resto della serata.

La serata si è poi distinta per il progressivo aumentare del livello alcolico nel sangue e si è conclusa alle quattro del mattino presso il mangia&tromba di fronte all’Esselunga di piazza Udine, mentre la scritta luminosa sopra il baracchino, giuro non scherzo, i residenti mi daranno ragione, più o meno correva così: panini al prosciutto… panini con la salsiccia… bibite… sabato e domenica ostriche e champagne.


  1. monica

    al prossimo vengo anch’io, a costo di licenziarmi senza preavviso

    mnk

  2. nilo

    cristo loris
    sai che quel cazzo di baracchino
    è stato più volte teatro di bieche scene di alcolismo
    di eleanore rigby?
    dio che roba
    stay ostriche




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