Malinverno è un libro bellissimo. Mi congratulo con l’autore per l’uso disinibito e riuscitissimo di numerose tecniche del comico. Per lo sguardo indifeso, disadattato e alienato della voce narrante.
Non fraintendetemi… uso questi tre aggettivi nel senso affettuoso in cui li userei per Leonard Zelig di Woody Allen. Nel senso affettuoso in cui li userei per me stesso.
Mi piace che al centro di questa storia ci sia la ricerca dell’amore e le domande che essa pone. Mi piacciono le risposte irrealistiche e insensate che Malinverno dà a se stesso, perché sono molto simili a quelle che a volte mi do io.
Malinverno per certi versi mi ha ricordato i ruoli che recita spesso Silvio Orlando, anche nel film di Pupi Avati Il Papà di Giovanna, dove recita il ruolo di un padre dal cuore nobile che assiste la figlia omicida, ed è preso a sportellate dalla vita e dalla Storia, tanto che quasi pare un mentecatto alla fine del film. Ma se guardi bene c’è il fascismo attorno a lui e ti rendi conto che lui sembra strano solo perché è circondato da merde umane. E Malinverno è uguale, attorno a lui c’è il mondo consumistico, acritico e spensierato di Tre Metri Sopra Il Cielo, come qualcuno ha ben puntualizzato.
La mia unica perplessità è il messaggio finale complessivo che esce da questa dolce e sarcastica metafora…
D’impatto, alla fine del libro, mi verrebbe da dire ma… Malinverno?! Che è? T’accasci così? Ti dai per vinto? Perché, in un modo molto comico, mi verrebbe da dire, in un modo strabiliante e spassosissimo, anzi a dispetto di tutto questo, Malinverno, a me sembra di poter dire, è un libro leopardiano sulla morte delle illusioni. La morte dell’Amore e delle proiezioni amorose del Sè, che sono poi il simbolo della speranza.
Ecco, il difetto che ho trovato io è un difetto di morale (ma non moralistico), e cioè che il protagonista alla fine si adagia sull’introversione, senza apparente possibilità di redenzione.
Però, qui si sconfina nel campo delle opinioni personali. Come del resto, in fede mia, il pinguino in copertina è glamour.
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